
Il 22 Gennaio del 1953 nasce Jim Jarmusch.
Figlio di una regista teatrale e di un imprenditore, entrambi immigrati europei con origini irlandesi, tedesche e ceche, lascia la casa in Ohio a 17 anni per andare a studiare prima giornalismo e poi letteratura.
I suoi viaggi lo portano a Parigi, dove conosce il surrealismo, ma soprattutto si innamora del cinema.
Così, quando torna negli USA, prima si laurea in letteratura, poi si iscrive a una scuola di cinema.
Il suo primo lungometraggio, «Stranger than Paradise» viene premiato al Festival di Cannes e da allora diventa un idolo del cinema indipendente statunitense.
Diventa amico di Roberto Benigni quando fanno parte entrambi parte della giuria al Festival Cinematografico di Salsomaggiore e poco tempo dopo, nel 1986, invita l’attore italiano a partecipare al suo film «Daunbailò».
Ma il suo grande capolavoro (a mio parere, che non sono certo un esperto di cinema), arriva nel 1995: «Dead Man», con uno straordinario Johnny Depp che interpreta un timido impiegato costretto a viaggiare nel violento far west. Un viaggio spirituale, poetico e meraviglioso. Uno dei film più belli che abbia mai visto, con una ispiratissima colonna sonora scritta da Nei Young e un esilarante quanto inquietante cameo di Iggy Pop.
Di qualche anno dopo, l’altro capolavoro, »Ghost Dog».
I film di Jarmusch sono fatti di lunghi piani sequenza, atmosfere sospese e senso di spaesamento.
Li devi guardare senza aspettarti una trama lineare o un eroe in cerca di riscatto, ma lasciandoti trascinare da un certo senso di smaliziata poesia e disillusa spiritualità.

Il 22 Gennaio del 1962 nasceva Cesareo, chitarrista di Elio e le Storie Tese.
Tanto è incomparabile la bruttezza delle sue Ibanez quanto è mastodontica la sua bravura.
Preciso, veloce, dinamico, è l’emblema del perfetto chitarrista rock/progressive/fusion.
Se suonassi quel genere di musica vorrei essere come lui.