
Il 23 Febbraio del 1958 nasceva David Sylvian.
Iniziò la carriera musicale fondando a 14 anni, insieme a suo fratello e altri due compagni di scuola, i Japan, che incisero il primo disco nel ’78.
I Japan fecero un percorso che li portò dal glam rock (ormai fuori moda alla fine degli anni ’70) alla new wave, genere che diede loro un certo successo.
I Japan, però, si sciolsero nei primi anni ’80, per dissidi personali tra i membri; deve aver pesato il fatto che la ragazza del bassista andò a vivere a casa di Sylvian.
David Sylvian iniziò quindi un percorso da solista che lo portò a esplorare la fusione tra elettronica, rock progressive e musica ambient, collaborando con artisti sofisticati come Ryūichi Sakamoto e Robert Fripp.
L’abilità di trovare collaborazioni con grandi artisti gli ha permesso di creare musica impossibile da etichettare, orecchiabile eppure ricercata, intimista, meditativa ma anche profondamente sentimentale.
Ricordo chiaramente che da ragazzino (doveva essere il 1993 o giù di lì) l’autobus che mi portava a casa passava davanti a un muro, dalle parti del quartiere San Giovanni a Roma, dove erano appesi dei manifesti che parlavano di un concerto di Robert Fripp e David Sylvian; immagino che fosse il tour per promuovere l’album «The First Day».
Mi chiedevo chi fossero questi due tizi che avevano proprio l’aria di saperla lunga, ma non c’era internet che mi spiegava le cose e poi ero troppo giovane per musica così sofisticata.
Così tornavo a ficcare il naso nell’ultimo albo dell’Uomo Ragno appena acquistato.
Ho visto che qualcuno si vende su Ebay quel poster a 100 euro.