
Il 7 Marzo del 1999 moriva Stanley Kubrik.
Nacque a New York, da una famiglia piccolo borghese, suo padre era un medico, sua madre una casalinga. Era un ragazzo brillante ma poco interessato alla scuola. Si appassionò molto presto alla fotografia e a soli 17 anni vendette la sua prima foto alla rivista Look.
Continuò a realizzare foto per quella rivista per anni, ma nel frattempo si innamorò del cinema e realizzò alcuni documentari e cortometraggi.
Il successo arrivò col film «Orizzonti di Gloria», prodotto da Kirk Douglas, che poi lo volle come regista del suo «Spartacus». Fu un successo, ma a Kubrik non piacque il fatto che l’attore protagonista fosse anche il suo produttore. Si trasferì lontano da Hollywood, in Inghilterra, e decise che non avrebbe più realizzato film su cui non avesse avuto il totale controllo.
E cominciò a sfornare uno dietro l’altro capolavori che hanno fatto la storia del cinema, acclamati da critica e pubblico.
Ha realizzato scene che sono icone del nostro tempo, impresse nella mente di milioni di persone.
Il soldato che cavalca il missile nel cielo, la Lolita in bikini con l’enorme cappello, il sergente che urla nella camerata di «Full Metal Jacket», il teppista Alex in tuta bianca e bombetta nera seduto sul divano del bar, l’immensa onda di sangue che invade il corridioio di «Shining».
E tantissime altre.
È considerato da molti il più grande regista di tutti i tempi.
Non ha mai vinto un Oscar per il miglior film o miglior regia.